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La rivoluzione in un respiro

mercoledì, 14 febbraio 2018 | Articolo di Elena Bilotta | 6 commenti

Un ritiro di Mindfulness vissuto in prima persona da Elena Bilotta

Partecipare a un ritiro di Mindfulness è un grande privilegio. Non è scontato avere la possibilità di dedicarsi per alcuni giorni a coltivare la modalità dell'essere, e scegliere di farlo è un atto di amore verso se stessi e verso gli altri. Si può andare incontro a momenti di grande frustrazione e difficoltà, si può essere turbati dal silenzio e dalla solitudine, ma si possono anche vivere dei profondi momenti di unione e pace, di gioia e armonia. Una cosa è certa: qualunque siano le "montagne russe" sulle quali ognuno di noi viaggia, è un'esperienza nel corso della quale si impara tanto.  

Tante cose da imparare

Durante il ritiro condotto da Franco Cucchio ed Elana Rosenbaum ho capito molte cose importanti per me. Proverò a descriverne alcune, anche se non è facile mettere in parole ciò che si conosce nel corso della pratica.
Non sono mai stata una grande ammiratrice dell'espressione "Carpe diem". Ha sempre risvegliato in me una intensa ansia da prestazione, come se ogni attimo non colto fosse un attimo perso, come se mi sentissi obbligata a non lasciare andare nessuna possibile occasione. Questo schema mentale interferiva spesso con la mia pratica, manifestandosi sotto forma di un atteggiamento dubbioso, con domande sul senso del cogliere e del vivere l'attimo. Domande che però non trovavano una risposta, ma alimentavano l'agitazione del corpo e i dubbi sul senso della pratica. In quei giorni sono riuscita a cogliere questo schema mentale e a sentire quanto fosse per me una gabbia. Ho provato a esplorarlo e ammorbidirlo, a entrarci in relazione in modo paziente e non giudicante. Così ho sentito qualcosa di profondamente diverso, che è stato per me liberatorio.
Nel corso di una pratica camminata, nella quale mi ritrovavo a invitare me stessa a entrare in relazione con ogni momento andandogli incontro - come per trovarlo a metà strada - ho sentito una qualità di incontro diversa, che mi ha fatto virare da ciò che per me era la costrizione del "cogli l'attimo", alla calma e alla delicatezza dell’”accogli il momento". Quando accogliamo, ci rendiamo disponibili verso quello che emerge, non elaboriamo aspettative sulla nostra performance e ci concentriamo sul fare spazio e sullo stare con quello che c'è, finché c'è. È un atto di profonda fiducia che a me ha donato un grande senso di libertà.

La meraviglia per ciò che emerge momento per momento

Quanta sensibilità si può sviluppare in 5 giorni di pratica intensiva? Secondo me moltissima. Le percezioni sensoriali si amplificano e si è testimoni di un atteggiamento sempre più colmo di meraviglia e apprezzamento per il dispiegarsi della vita intorno. Aumenta anche la sensibilità nell'osservazione della mente e del corpo, cambia la qualità di entrare in relazione con le cose, e si può scoprire cosa voglia dire distinguere una sensazione da un timore. Chiunque pratichi sa cosa si intende quando si invita a orientare sé stessi verso le proprie sensazioni, a osservare il corpo nel corpo, e sa anche quanto si possa imparare riconnettendosi con questa qualità dell'essere in relazione con le cose.
Stavolta, nel corso dell'osservazione del corpo nel corpo, ho sentito come spesso io abbia confuso una sensazione con un timore. Nella mia vita mi è capitato di evitare situazioni sulla base di timori, illudendo me stessa che lo facessi per delle "sensazioni". A volte, cioè, mi sono detta "me lo sento" facendo in realtà riferimento a un timore di fallimento o a un pensiero catastrofico, più che a una autentica sensazione del corpo, vale a dire a un "lo sento". Quando però si entra in contatto diretto con la propria esperienza, come si fa con la pratica, allora si può avere una visione più chiara di ciò che orienta le nostre scelte. Affiniamo la nostra sensibilità, quella che si sviluppa dal contatto con l'esperienza diretta, e non con lo schema mentale elaborato intorno a essa.

La presenza di Franco ed Elana, le loro parole e i loro sorrisi hanno creato un ambiente di fiducia e amore per la pratica che ha supportato tutti noi, giorno dopo giorno. I loro discorsi offerti nel pomeriggio sono stati fonte di ispirazione e conforto, e mi hanno aiutata a riscoprire la freschezza del ricominciare sempre dal respiro.
"Non aggrapparti a nulla"
"Pratica con ciò che emerge"
"Cerca l'oro"
"Concediti di fare una pausa"
"Riconnettiti con il bello e con la gioia"
"Permetti al tuo spirito di brillare"
Questi gli insegnamenti che mi sono rimasti più impressi.

Stare in equilibrio sulla propria vita

Partecipare a questo ritiro è stato un grande privilegio. Sono stata testimone di sensazioni, pensieri ed emozioni che spesso mi hanno dato il tormento, mentre altre volte mi hanno messo in contatto con l'autentica rivoluzione che si nasconde dentro un respiro. So che prima chiudevo gli occhi per non vedere più niente e per addormentarmi, mentre ora li chiudo per guardare più a fondo e per risvegliarmi. C'è tanta strada da fare, ma anche tanta fiducia e consapevolezza di essere nella giusta direzione, quella del bene, della gentilezza verso se stessi e verso gli altri, della compassione, della pazienza e della saggezza.

Grazie a Franco, Elana e a tutte le persone con le quali ho condiviso questa esperienza. Secondo me siamo stati degli equilibristi pieni di amore e di coraggio.

 


*Elena Bilotta è psicologa, dottore di ricerca, psicoterapeuta. È Insegnante MBSR in Formazione presso Motus Mundi Centro per la Mindfulness. Lavora come psicoterapeuta presso il Terzocentro di Psicoterapia Cognitiva di Roma.

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